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Nei miei sogni inquietanti che mi cullavano la notte, ti cercavo ma tu non c’eri! Ecco, io sono sempre restato qui, al mio posto, nel nostro posto speciale, dove ti ho atteso invano fino alla fine!
Ho visto molti provare la gioia che da sempre ho desiderato vivere anch’io con te: quella bella unione che avverti solo con la persona giusta, quel vincolo indissolubile che viene a crearsi solo tra te e l’anima gemella, quell’intrecciare le radici di mente e cuore al punto tale che basta guardarsi per comunicare con i pensieri e lasciare che sia l cuore a muovere le nostre mani e la nostra bocca. Quando di fronte ai miei occhi vedevo altri provare questa gioia, all’inizio, pregustavo e viaggiavo con la mente immaginandomi lì accanto a te. Quel bellissimo senso di pace e di romanticismo semplicemente nel tenerti per mano e far accostare agli altri il mio nome al tuo mi faceva sussultare il cuore di gioia, mi veniva la pelle d’oca solo al pensiero che un giorno tutte quelle belle emozioni non erano solo un sogno, non esistevano solo nella mia mente, ma potevano essere il mio roseo e meraviglioso futuro… Ma mi sbagliavo di grosso! Col tempo quelle stesse immagini hanno cominciato a sbiadirsi e a consumarsi e l’unica cosa che mi chiedevo insistentemente era: “Perché io non posso? Perché gli altri sì e io no? Cos’ho fatto di male per non poter vivere anch’io tutto questo?” Più volte me lo chiedevo e più ho cominciato ad odiare quelle scene, quelle coppie, quelle emozioni e ho cominciato a soffocarle e a reprimerle nel tentativo invano di non provare dolore ma, seppure facessi del mio meglio, quando sei solo in mezzo ad un mare di gente e tra essi ci sono persone che provano la stessa felicità che aspetti da tempo non puoi non risentirne e far finta di niente: ci soffri e basta!
Credimi se ti dico che ce l’ho messa tutta, credimi se ti dico che dicevo a me stesso “Non abbatterti! Non sarà adesso ma un giorno arriverà”, ti prego, devi credermi se fino allo stremo delle mie forze ho cercato in tutti i modi di preservare il mio cuore da quegli inquietanti pensieri che hanno invaso e dominato la mia mente. Non puoi immaginare i fiumi di lacrime che ho versato la notte mentre soffrivo per la tua assenza, non si possono contare le innumerevoli preghiere rivolte al Signore nella speranza che dall’alto dei cieli potesse illuminare la strada che mi avrebbe condotto da te e non posso non ricordare le parole dure e sprezzanti rivoltemi da chi quell’unione che tanto desideravo anche io l’ha trovata. Quelle parole, il modo in cui me le rivolgevano e lo stato d’animo che suscitavano in me alla fine hanno avuto la meglio su di me prendendo il sopravvento e facendomi ammalare gravemente. Mi sono ammalato di te, di te che dovevi essere la mia metà, il mio complemento, mi sono ammalato di te che eri l’unico barlume di speranza che, come la debole luce emessa dalle lucciole, infondeva una speranza nella mia vita e mi ha fatto andare avanti. La notte è stata la mia amica e la mia nemica allo stesso tempo: anche se con la luce della Luna che si posava su di me mi ha ispirato a scriverti innumerevoli poemi d’amore fiducioso che potesse raccogliere le mie parole e soffiarle verso di te nel vento come quando una voce debole ma chiara possa indicarti la strada giusta da percorrere, essa dava voce al vuoto che mi ha consumato fino alle ossa come una piaga da decubito che ti lacera dentro e dalle quali è impossibile guarire.
Il mio dolore è diventato così intenso che il cuore ha allargato le sue braccia, quelle tra le quali avrebbe tanto voluto stringerti, per strapparsi in due formando un cratere più profondo del Grand Canyon. L’holter cardiaco accanto al mio letto ha iniziato a lanciare l’allarme: per lo sforzo i battiti del mio cuore sono aumentati fino a cessare del tutto dopo il dolore atroce che mi ha fatto collassare su me stesso… La mia è stata una brutta fine, un’orrenda fine, in attesa di qualcosa che purtroppo non ho mai potuto provare in vita mia: amare!
Adesso la mia anima giace sul fondo dell’oceano atlantico, accanto al corpo di Jack che si è sacrificato per la sua Rose: almeno lui per un attimo ha potuto vivere la sua vita accanto alla Donna della sua vita. Poco distante da me ci sono ancora i due corpi stretti l’uno all’altro di Ida e Isidor Straus che nemmeno in punto di morte si sono separati. Forse è questa la chiave di lettura per imparare davvero ad amare? Per amare davvero si deve morire per l’altra persona come prova di incrollabile amore? Beh, io non penso mi resti molto da vivere ormai date le mie condizioni: il mio cuore sta battendo i suoi ultimi battiti e la grave emorragia dalla lacerazione del mio cuore mi stanno portando ai miei ultimi secondi di vita. Il fatto stesso che tu esistevi mi dava la forza di perseverare e andare avanti e aver fatto di tutto per aspettarti e non rivolgere le mie attenzioni alla prima che passava mi danno prova di quanto il mio amore nei tuoi confronti era puro e leale, incondizionato dalla bellezza fisica e da altri fattori.
Ti ho aspettato fin quanto ho potuto e amarti, anche se forse ero l’unico a provare questo forte sentimento, è stato dolce, intenso ed emozionale. Nonostante tutto ti auguro il meglio dal resto dei tuoi giorni. Ti ho amato come nessun altro poteva amarti, ma non è stato abbastanza!